FOGGIA – Sabato 18 ottobre, nell’aula magna del Liceo Scientifico Guglielmo Marconi, si è svolto il convegno “Help Giovani: dall’uso eccessivo della tecnologia al disagio e alla violenza”, promosso dal Lions Club Foggia Umberto Giordano in qualità di club trainer, con la partecipazione dei Lions Monti Dauni Meridionali e Manfredonia Host. L’iniziativa, inserita nella Settimana del Service dedicata alla salute mentale e al benessere, ha coinvolto oltre un centinaio di studenti delle classi quarte e quinte dell’istituto.
Ad aprire i lavori è stata la dirigente scolastica prof.ssa Piera Fattibene, che ha ringraziato il Lions Club per “averci coinvolto in questo magnifico progetto che ci permette di approfondire argomenti importantissimi per lo sviluppo di una sana educazione civica”. Subito dopo, il presidente del Lions Club Foggia Umberto Giordano dr. Francesco Murano ha sottolineato come l’obiettivo dell’incontro non fosse quello di criticare la tecnologia, ma di imparare a gestirla: “Lo scopo di questa giornata non è demonizzare internet o i social, ma aiutarvi a usarli con maggiore consapevolezza. Il web è uno spazio bidirezionale: non siamo solo spettatori, ma anche creatori di contenuti. E ciò che condividiamo finisce per riflettersi su di noi.”
Ha poi preso la parola la presidente di Zona 2 Lions Rossana Di Leo, che ha ricordato come “la tecnologia non può essere un muro”, invitando i giovani a utilizzarla come strumento di dialogo e non di isolamento. Non è mancato il saluto del governatore distrettuale Girolamo Tortorelli, impossibilitato a partecipare di persona ma presente con un messaggio che ha voluto esprimere “profonda gratitudine per l’impegno dei Lions e per l’importanza di un evento che coniuga sensibilità sociale, attenzione educativa e cura del benessere psicologico dei giovani”.
La prima parte del convegno si è concentrata sui rischi legati alla rete. L’ispettore Raffaele Mazzarino della Polizia Postale di Foggia, nella sua relazione “nella rete della pedo-pornografia”, ha spiegato ai ragazzi quanto sia importante proteggere la propria privacy: “Capisco che più persone ci seguono sui social e più ci sentiamo importanti, ma non dobbiamo permettere a chiunque di invadere la nostra vita privata. Prestiamo attenzione alla condivisione di contenuti intimi, anche se possono sembrare innocenti come una foto in
costume da bagno. Una foto, infatti, quando è condivisa online, non vi appartiene più. Potete così inconsapevolmente alimentare un mercato in cui le immagini vengono sessualizzate e vendute sul dark web.”
A seguire, la psicoterapeuta Antonella De Salvia ha affrontato il tema del cyberbullismo, spiegando come i comportamenti aggressivi online siano spesso il riflesso di difficoltà emotive personali: “il bullo non è una persona ma un atteggiamento che nasce dal bisogno di controllare gli altri per nascondere le proprie insicurezze. È importante comprendere che dietro l’aggressività digitale ci sono fragilità, e imparare a gestire le emozioni può prevenire molti episodi di violenza.” La psicoterapeuta ha invitato i ragazzi a riflettere sul proprio ruolo di utenti e osservatori attivi, sottolineando come il rispetto e la responsabilità online siano fondamentali per costruire relazioni sane anche sul web.
La seconda parte del convegno ha affrontato invece il rapporto tra tecnologia, informazione e percezione di sé. La giornalista Dalila Campanile, nella sua relazione “informazione e disinformazione ai tempi dell’AI”, ha messo in guardia dai pericoli della manipolazione digitale: “L’utilizzo di contenuti generati con l’intelligenza artificiale può creare fake news o distorcere la realtà a fini propagandistici. Il pensiero critico è la nostra più preziosa difesa democratica.”
La psicologa e fotografa Sara Napolitano ha invece concentrato l’attenzione sull’impatto dei social sull’immagine corporea dei giovani: “l’esposizione continua a volti e corpi idealizzati può far sentire inadeguato chi osserva. È importante imparare a riconoscere come i social influenzano la percezione di sé e a non valutarsi solo secondo standard estetici imposti dalla rete. La bellezza autentica esiste anche senza filtri e senza confronti continui con modelli irrealistici.”
La docente e psicologa Lucia Bocchetti, nel suo intervento “giovani, identità e influenza nel web”, ha portato la riflessione sul piano educativo: “quanto incide il web sulla costruzione della nostra identità? Nei ragazzi più giovani il bisogno di appartenenza favorisce l’emulazione di modelli online. È fondamentale stimolare la riflessione personale e interpersonale, per distinguere i modelli negativi da quelli positivi e valorizzare la propria individualità.”
Il momento forse più sentito è stato quello dedicato alle voci dei ragazzi. Gli studenti hanno raccontato esperienze e opinioni personali, mostrando consapevolezza e spirito critico:
“Non lasciamoci influenzare dagli influencer”, ha detto uno di loro. “Bisognerebbe parlare di più dei pericoli online a scuola”, ha proposto un altro. Una studentessa ha raccontato la storia di un’amica che, seguendo un’app promossa da una influencer, aveva sviluppato un rapporto problematico con il cibo. Un ragazzo ha aggiunto: “tempo fa su TikTok andava di moda un balletto e un mio amico non riusciva a smettere di farlo: era completamente assorbito. Dovremmo parlarne di più, anche tra noi.”
A chiudere i lavori, i relatori hanno sintetizzato il messaggio principale della giornata: l’educazione digitale deve insegnare a vedere, sentire e scegliere. Vedere significa comprendere i linguaggi e le logiche della rete; sentire vuol dire riconoscere le emozioni generate dall’interazione digitale; scegliere implica esercitare il pensiero critico e la capacità di decidere in autonomia come muoversi nel mondo online. I ragazzi hanno ricevuto indicazioni concrete per gestire i social con equilibrio, proteggere la propria privacy e sviluppare relazioni più autentiche. La mattinata si è chiusa con un lungo applauso, a testimonianza dell’attenzione e dell’interesse suscitati dagli interventi. Gli studenti sono tornati alle loro aule con una consapevolezza in più: la connessione più importante non è quella che passa attraverso lo schermo, ma quella che nasce dal dialogo e dalla responsabilità personale.
